Ricerca e valutazione

Il «Kreis 5» di Zurigo è diventato un ghetto. Tutte le ragazze originarie dello Sri Lanka sono costrette a sposarsi contro la loro volontà. I richiedenti l’asilo beneficiano di un’assicurazione di lusso contro le malattie.

Frasi come queste illustrano la portata fortemente emozionale dei temi legati alla migrazione.

È quindi importante che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) possa adempiere al suo mandato legale basandosi su fatti e conoscenze scientificamente solidi. Per questo motivo esso commissiona regolarmente studi eseguiti da istituzioni rinomate, all’estero o in Svizzera, i cui risultati confluiscono negli assetti politici e nella loro attuazione. In tal modo la politica migratoria e d’integrazione poggia su criteri attuali e al passo coi tempi.

Qui di seguito sono elencati i progetti di ricerca e valutazione commissionati o cofinanziati dalla SEM:

  
Progetti conclusi


Studio preliminare per analizzare il futuro fabbisogno di lavoratori stranieri sul mercato del lavoro svizzero

Demografik, Basilea
Novembre 2020 – giugnio 2021

La demografia, la digitalizzazione e la carenza di lavoratori qualificati pongono nuove sfide alla politica migratoria in Svizzera. Nonostante le ampie misure per sfruttare il potenziale di manodopera nazionale, anche in futuro la Svizzera dovrà ricorrere a lavoratori ben qualificati provenienti dall'estero. Nel novembre 2020, la Segreteria di Stato della migrazione ha commissionato uno studio di fattibilità per esplorare come determinare il futuro fabbisogno di lavoratori stranieri sul mercato del lavoro svizzero e quale contributo potrebbero dare i lavoratori stranieri per far fronte a una crescente domanda di manodopera qualificata.

Utilizzando un modello fondato sull’equilibrio economico, lo studio preliminare esplorativo si basa sull'esempio del settore sanitario e del settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per esaminare dove la domanda di lavoratori qualificati potrebbe essere particolarmente pronunciata nei prossimi 10 anni e in che misura l'immigrazione contingentata da Paesi terzi per svolgere un'attività lucrativa potrebbe contribuire a colmare le carenze che vanno delineandosi. Dallo studio di fattibilità emerge che per formulare previsioni affidabili delle future richieste di manodopera qualificata si dovranno prendere in considerazione tutti i fattori di influenza rilevanti come la digitalizzazione, lo sfruttamento dei potenziali di lavoro esistenti o la struttura dell'immigrazione. Poiché questi parametri potevano essere considerati solo in modo incompleto nel quadro di questo studio preliminare, i risultati quantitativi qui presentati devono essere messi in prospettiva. Lo studio preliminare fornisce spunti di riflessione sugli attuali requisiti così come sulla formulazione di possibili requisiti per un futuro sistema di ammissione e può servire come punto di partenza per ulteriori studi in relazione alla migrazione e alla tematica della manodopera qualificata.


Valutazione della qualità dei processi e delle decisioni nonché della tutela giuridica nel quadro dell’attuazione della legge sull’asilo riveduta

Egger, Dreher & Partner e Ecoplan, Berna
Centro svizzero di competenza per i diritti umani, Berna
Agosto 2019 – marzo 2021

La legge sull'asilo riveduta è entrata in vigore il 1° marzo 2019. Da allora la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha emanato in prima istanza attorno alle 27 000 decisioni riguardanti nuove domande d'asilo. Su incarico della SEM, il gruppo di lavoro della Egger, Dreher & Partner SA e la Ecoplan SA hanno valutato i processi nel settore dell'asilo durante i primi due anni di attuazione. Il centro svizzero di competenza per i diritti umani, dal canto suo, ha analizzato la qualità delle decisioni d'asilo e la protezione giuridica nel quadro della procedura celere. I risultati di questa valutazione esterna sono ora disponibili.

I dipendenti della SEM si attengono ai processi definiti per il trattamento delle domande d'asilo. Dall'entrata in vigore della legge sull'asilo riveduta la durata media delle procedure d'asilo fino alla decisione di prima istanza si è notevolmente accorciata. Nel periodo in esame la fase preparatoria delle procedure nazionali è durata in media quasi 49 giorni e non è pertanto stato raggiunto l'obiettivo di 21 giorni. La successiva fase cadenzata è durata in media attorno ai sei giorni, l'obiettivo di otto giorni è stato raggiunto in tutte le regioni d'asilo. In media la SEM ha potuto portare a termine le procedure celeri in 55 giorni. Gli esperti esterni ritengono che, grazie a ottimizzazioni processuali e organizzative, le procedure possano essere ancora più celeri ed efficienti. Raccomandano tra l'altro di definire in maniera ancor più chiara i ruoli dei vari attori, di adottare uno strumento di pianificazione comune e di istituzionalizzare maggiormente la collaborazione con i fornitori di prestazioni mediche.

Secondo gli esperti la qualità delle decisioni in materia d'asilo è generalmente soddisfacente. Occorrono miglioramenti in particolare per quanto riguarda l'accertamento dei fatti, il trattamento dei pareri dei rappresentanti legali in merito alle bozze delle decisioni e il controllo qualitativo. L'attuazione della protezione giuridica a cura dei fornitori di prestazioni esterni è considerata buona anche se, grazie a una definizione più chiara dei rispettivi ruoli, è possibile migliorare ulteriormente sia il coordinamento sovraregionale tra i singoli fornitori di prestazioni sia la collaborazione tra la SEM e i fornitori di prestazioni. Il rapporto contiene pertinenti raccomandazioni rivolte alla SEM e alle organizzazioni incaricate della protezione giuridica.


Valutazione: credito d’impegno per la politica migratoria estera e il ritorno (credito IMZ)

Dr. Eduard Gnesa, Berna
Agosto 2020 – gennaio 2021

Con decisione del 28 giugno 2011 il Consiglio federale ha adottato un credito d’impegno per la politica migratoria estera e il ritorno (credito IMZ). Scopo principale del credito è il finanziamento di progetti nei cinque settori seguenti: aiuto al ritorno; prevenzione della migrazione irregolare; tutela di migranti e rifugiati negli Stati di prima accoglienza (Protection in the Region); miglioramento delle condizioni vitali dei migranti e rifugiati negli Stati di origine e di transito; rafforzamento del sostegno alle autorità estere e degli attori della società civile per quanto riguarda la gestione della migrazione e la messa in campo di procedure d’asilo corrette ed efficienti (Capacity Building). L’impiego dei crediti è improntato alle priorità della politica migratoria estera della Svizzera.

Al fine di ottenere una valutazione indipendente delle attività svolte e dei risultati conseguiti sinora, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha commissionato una valutazione esterna del credito IMZ. Il duplice obiettivo è, da un lato, stabilire la rilevanza, la coerenza, l’efficacia e l’impatto dei progetti finanziati sul posto e, dall’altro, valutare l’efficacia della gestione del credito da parte della SEM. La valutazione dovrà inoltre evidenziare i potenziali migliorativi e le prospettive di sviluppo.


Studio «Prassi della Svizzera in materia d’asilo dal 1979 al 2019: panoramica»

Stephan Parak
Gennaio 2019 – agosto 2020

L’attività della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) è costantemente documentata. Ogni giorno si aggiungono nuovi atti: rapporti, analisi, verbali. Alcuni aspetti di quest’attività sono già stati studiati nel quadro di ricerche scientifiche. Finora manca tuttavia una panoramica della prassi della Svizzera in materia di asilo e allontanamento a contare dall’entrata in vigore della prima legge sull’asilo del 5 ottobre 1979 fino alla revisione della legge sull’asilo in vigore dal 1° marzo 2019. Il presente studio si propone di colmare questa lacuna. L’obiettivo è di presentare in forma concisa e ricostruibile i fatti principali e gli elementi centrali dello sviluppo della prassi durante tale periodo. Di carattere documentario, lo studio intende illustrare la prassi delle autorità inserendola nel suo contesto storico-istituzionale, senza formulare giudizi di valore.

Lo studio è redatto dal punto di vista della SEM e si fonda in prima linea sugli atti della stessa. Tratta alcuni Paesi di provenienza dei richiedenti l’asilo e abborda singoli temi specifici riguardanti più Paesi. Non risponde a tutti gli interrogativi: non tratta, per esempio, aspetti dell’integrazione, dell’assistenza o dell’alloggio dei richiedenti l’asilo. Per restituire un quadro completo dello sviluppo della prassi svizzera in materia d’asilo degli ultimi decenni occorrono ricerche scientifiche impostate secondo angolature diverse e fondate su fonti più estese. Il presente studio fornisce una base in tal senso.


Studio sull’andamento del soggiorno di famigliari stranieri immigrati nel quadro del ricongiungimento famigliare

Büro BASS
Aprile 2019 – giugno 2020

I motivi per i quali gli stranieri immigrano in Svizzera sono tanti. Per lo più si tratta principalmente di avviare un’attività lucrativa. Ma la decisione di venire in Svizzera può pure mirare ad assolvere una formazione o una formazione continua, a trascorrervi la pensione o ad accompagnare un coniuge che vi lavora.

Con il 30 per cento dell’immigrazione annuale in Svizzera, il ricongiungimento famigliare detiene il secondo posto nella classifica dei motivi d’immigrazione dopo l’assunzione di un lavoro. Dal punto di vista sociale ed economico è interessante esaminare in che misura gli stranieri immigrati nel quadro del ricongiungimento famigliare riescono a conseguire l’indipendenza finanziaria.

A tal scopo, nel gennaio 2019 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha commissionato uno studio sul ricongiungimento famigliare. Ora disponibile, lo studio descrive innanzitutto in dettaglio il gruppo delle persone immigrate nel quadro del ricongiungimento famigliare confrontandolo con gli stranieri immigrati per altri motivi, principalmente per assumere un’attività lavorativa. Nella seconda parte esamina la questione della misura e della rapidità con cui le unità famigliari ricongiuntesi riescono a conseguire l’indipendenza finanziaria dopo l’arrivo in Svizzera e i fattori che influenzano il successo dell’integrazione. In seguito analizza la questione di quante persone immigrate nel quadro del ricongiungimento famigliare lasciano di nuovo la Svizzera e la relazione tra questo elemento e un’integrazione economica riuscita. Lo studio, che intende fare il punto della situazione, fornisce per la prima volta informazioni complete e fondate su dati empirici in merito agli stranieri immigrati nel quadro del ricongiungimento famigliare.


Studio relativo alle conseguenze della procedura nazionale di ricorso in materia d’asilo sugli obiettivi del sistema di asilo europeo e della politica in materia di asilo

International Centre for Migration Policy Development ICMPD
Settembre 2018 – marzo 2020

Lo studio dell’ICMPD, cofinanziato dalla Segreteria di Stato della migrazione SEM, esamina le conseguenze della procedura nazionale di ricorso in materia d’asilo sull’obiettivo del sistema di asilo europeo e della politica in materia di asilo, che consiste nel mettere in campo procedure d’asilo celeri e corrette. Lo studio analizza inoltre le conseguenze delle procedure nazionali di ricorso in materia d’asilo diverse applicate negli Stati membri dell’UE e negli Stati associati. Analizza altresì le ricadute di una velocizzazione procedurale e della messa a disposizione di una consulenza e di una rappresentanza giuridiche gratuite sulla qualità e sulla durata delle procedure d’asilo nonché sulla scelta dei Paesi di destinazione da parte dei richiedenti l’asilo (effetti pull).


Ruolo dei consulenti musulmani e delle comunità islamiche nella prevenzione della radicalizzazione islamica con particolare attenzione alla formazione e alla formazione continua degli imam in Svizzera

Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW)
Luglio 2018 – marzo 2020

Con il postulato 16.3314 «Gli imam moderati sono persone chiave contro la radicalizzazione di giovani musulmani», il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di illustrare le misure volte a disciplinare la formazione degli imam per prevenire il «proselitismo fondamentalista» e mettere a frutto il ruolo integrativo che queste persone possono svolgere, in particolare nel contatto con i giovani. L’Ufficio federale di giustizia e la Segreteria di Stato della migrazione hanno commissionato uno studio esterno sul tema.

Lo studio si concentra sulle esigenze in materia di formazione e formazione continua degli imam e dei consulenti musulmani per migliorare la convivenza e prevenire la radicalizzazione. L’analisi è struttura in quattro parti: il ruolo delle organizzazioni e dei consulenti islamici, i contesti della radicalizzazione, la radicalizzazione e la sua prevenzione nelle moschee e nelle organizzazioni islamiche e l’impostazione concreta della formazione e della formazione continua dei consulenti affinché questi ultimi possano contribuire a migliorare la convivenza e prevenire la radicalizzazione.


Analisi della letteratura inerente il postulato 16.3790 «Migrazione. Ripercussioni a lungo termine dell’integrazione»

Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione, Neuchâtel, e ICMPD, Vienna
Aprile 2018 – giugno 2019

Il postulato 16.3790 «Migrazione. Ripercussioni a lungo termine dell'integrazione» dell’UDC aveva invitato il Consiglio federale a esaminare in un rapporto l’interazione tra migrazione, integrazione e ritorno. Sulla base di un’analisi della bibliografia, il rapporto, allestito in adempimento del postulato 16.3790, illustra in maniera generale le ripercussioni sociali ed economiche dell’integrazione per la Svizzera e i Paesi di provenienza a medio e lungo termine. I risultati della ricerca scientifica sostengono l’orientamento della politica svizzera in materia di migrazione e integrazione, in particolare la velocizzazione delle procedure d’asilo, introdotta in tutta la Svizzera nella primavera 2019, e l’attuazione dell’Agenda Integrazione Svizzera, volta a integrare rapidamente i rifugiati e le persone ammesse provvisoriamente nel mercato del lavoro, nella formazione professionale e nella società. La ricerca conferma che, a lungo termine, nel settore dell’asilo i termini d’attesa e la disoccupazione incrementano i costi per la Svizzera se alla fine il richiedente vi si stabilisce. È opportuno che nell’attesa lo straniero acquisisca rapidamente delle competenze linguistiche e professionali in quanto aumenta le sue prospettive sia che rimanga in Svizzera sia che ritorni in patria.


Valutazione della Strategia Partenariati migratori Balcani occidentali 2016-2019

Alexandra Sagarra, Paddock Wood, Regno Unito
Luglio 2018 – gennaio 2019

Nel quadro della collaborazione della Svizzera con gli Stati dei Balcani occidentali sono stati conclusi dei partenariati in materia di migrazione, ossia nel 2009 con la Bosnia ed Erzegovina e la Serbia e nel 2010 con il Kosovo. Per guidare l’attuazione di questi partenariati in materia di migrazione è stata messa in campo una strategia interdipartimentale per il periodo 2016-2019. Dopo tre anni di attuazione, questa «Strategia Partenariati migratori Balcani occidentali 2016-2019» prevede una riflessione di fondo sui risultati ottenuti e sulle prospettive future. Questa valutazione fa il punto delle esperienze maturate con l’attuazione della strategia e formula raccomandazioni all’attenzione del comitato per la cooperazione in materia di migrazione internazionale («IMZ-Ausschuss»).


Studio relativo alla situazione delle donne nel settore dell’asilo

Centro svizzero di competenza per i diritti umani, Berna
Ottobre 2017 – giugno 2019

Nella seduta del 16 ottobre 2019, il Consiglio federale ha adottato, in adempimento del postulato Feri (16.3407), il rapporto sull'analisi della situazione delle donne nel settore dell’asilo, che chiarisce la necessità di intervento nell’ambito dell’alloggio e dell'assistenza forniti alle richiedenti l’asilo adulte e minorenni in Svizzera.

Il rapporto in adempimento del postulato, che è stato elaborato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) in collaborazione con i Cantoni e diverse ONG, analizza la situazione delle donne rifugiate alloggiate nei centri federali d’asilo e nelle strutture cantonali, identifica i campi d'azione e indica le misure da adottare per migliorare la situazione delle donne adulte e minorenni nonché delle vittime di violenza sessuale. Alcuni quesiti del postulato sono oggetto di uno studio esterno.


Valutazione: progetto pilota «assistenza e alloggio di richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati nei centri federali d’asilo»

ZHAW Soziale Arbeit, Zurigo
Settembre 2017 – gennaio 2019

I richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati (RMNA) fanno parte delle persone vulnerabili nel quadro della procedura d’asilo e presentano pertanto esigenze specifiche in tema di alloggio e assistenza. Per tenere conto di queste esigenze, il 1° luglio 2017 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha avviato un progetto pilota nei centri federali d’asilo di Basilea e Zurigo per testare nuove norme standard più severe. Da allora tutti i RMNA che hanno chiesto protezione alla Svizzera sono stati assegnati a questi due centri federali d’asilo, dove in maniera sistematica sono stati alloggiati separatamente dagli adulti. Per assisterli sono stati assunti educatori socio-pedagogici chiamati ad affiancare il personale ordinario. Quale altro provvedimento, a ogni collaboratore incaricato di assistere i richiedenti l’asilo è stato assegnato un numero inferiore di RMNA rispetto al passato, consentendo così un’assistenza più intensa e mirata.

L’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) ha accompagnato il progetto pilota sotto il profilo scientifico. Nel quadro della valutazione, gli specialisti dell’Università di scienze applicate sono giunti alla conclusione che le nuove norme standard sono valide. Al tempo stesso hanno individuato aspetti che è necessario migliorare ulteriormente, formulando pertinenti raccomandazioni. Anche la SEM ha valutato positivamente le misure adottate sinora e, dopo aver esaminato le raccomandazioni della ZHAW, ha deciso di applicarle ampiamente.


Studio sulla percezione di prestazioni dell’aiuto sociale da parte di cittadini di Paesi terzi e sulla prassi dei Cantoni in materia di diritto degli stranieri

Büro BASS e ECOPLAN, Berna
Dicembre 2017 – dicembre 2018

Il Consiglio degli Stati ha incaricato il Consiglio federale di analizzare le possibilità a disposizione della Confederazione per limitare l’aiuto sociale ai cittadini di Paesi terzi. In linea di principio l’aiuto sociale è di competenza dei Cantoni e dei Comuni, tuttavia la Confederazione dispone di competenze generali per regolamentare il soggiorno che costituisce il presupposto per percepire tale aiuto. Per adempiere il postulato 17.3260 della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, sono stati commissionati due studi: il primo fornisce l’analisi statistica dell’aiuto sociale ai cittadini di Paesi terzi, il secondo esamina la prassi dei Cantoni in materia.

Gli studi hanno evidenziato che il rischio di dipendere dall’aiuto sociale è strettamente connesso con le ragioni per cui è stato rilasciato il permesso di domicilio o quello di dimora. Praticamente nessun cittadino di un Paese terzo, in Svizzera per ragioni di lavoro o di studio, percepisce l’aiuto sociale. Viceversa tale rischio è superiore alla media nel caso di cittadini di Paesi terzi arrivati nel nostro Paese in seguito al ricongiungimento familiare con uno svizzero o uno straniero.


Studio sulle condizioni di vita e i bisogni dei tamil immigrati in Svizzera della fascia di età 50+

Croce Rossa Svizzera, Berna
Novembre 2017 – dicembre 2018

La Croce Rossa Svizzera (CRS), in collaborazione con il Forum nazionale anzianità e migrazione, sta svolgendo uno studio sulle condizioni di vita e i bisogni dei tamil immigrati in Svizzera appartenenti alla fascia di età 50+. La Segreteria di Stato della migrazione SEM cofinanzia il progetto nel quadro del partenariato migratorio con lo Sri Lanka.

Finora si hanno pochi dati riguardanti le condizioni di vita degli immigrati tamil di una certa età in Svizzera. Lo studio della CRS dovrebbe pertanto far luce sui quesiti seguenti:

  • come valutano i tamil di una certa età della prima generazione le loro condizioni di vita in Svizzera (sotto il profilo materiale, sociale e della salute)?
  • Qual è il punto di vista degli specialisti che hanno a che fare / lavorano con questo gruppo target?
  • Quale necessità vedono i rappresentanti della seconda e terza generazione di immigrati in termini di sostegno, assistenza, cure e forme abitative per la terza età?
  • Quali offerte di sostegno sono note, di quali usufruiscono/usufruirebbero gli aventi diritto e quali occorrono ulteriormente?
  • La prima e la seconda generazione considerano la possibilità di tornare nello Sri Lanka per trascorrervi la vecchiaia? Come possono essere contestualizzate queste prospettive (valutazione della realtà)?

Valutazione: gestione integrata delle frontiere

KEK-CDC Consultants e TC Team Consult SA, Zurigo
Agosto 2017 – giugno 2018

La strategia «Gestione integrata delle frontiere» (strategia IBM) persegue l’obiettivo primario di creare un quadro di riferimento comune per le misure adottate da tutte le autorità federali e cantonali coinvolte e in questo modo contrastare in modo efficiente e coordinato la migrazione illegale e in particolare il traffico di migranti esercitato a titolo professionale, contrastare la criminalità transfrontaliera, agevolare la migrazione legale e garantire una gestione delle frontiere che rispetti le leggi e i diritti dell’uomo.

La strategia IBM è stata messa in campo nel 2012. Il piano d’azione afferente copre il periodo 2014–2017. Le ultime misure devono essere avviate entro la fine del 2017 e portate a termine entro il 2019. Occorre vagliare l’eventuale necessità di adeguare la strategia odierna. L’obiettivo della valutazione è quello di gettare uno sguardo critico sui lavori effettuati sinora e di creare una solida base per l’ulteriore sviluppo della strategia.


Valutazione intermedia dell’ISF-Frontiera

Servizio di coordinamento ricerca e valutazione della SEM
Febbraio 2017 – dicembre 2017

Il Fondo per la sicurezza interna nel settore delle frontiere esterne e dei visti (ISF-Frontiera) è stato istituito per il periodo 2014 – 2020. Succede al Fondo per le frontiere esterne (FFE). La Svizzera vi partecipa nel quadro della sua associazione a Schengen e Dublino. Come il suo predecessore, l’ISF-Frontiere è un fondo di solidarietà che, mediante crediti vincolati a progetti, permette in particolare di sostenere finanziariamente gli Stati membri di Schengen che, a causa dell’estensione delle loro frontiere terrestri e/o marittime o della presenza sul loro territorio di importanti aeroporti internazionali, sono chiamati ad assumersi durevolmente costi elevati per garantire la protezione delle frontiere esterne. Il Fondo deve contribuire ad accrescere l’efficacia dei controlli in modo tale da migliorare la protezione delle frontiere esterne e ridurre il numero di entrate illegali. Deve altresì consentire all’UE di reagire rapidamente ed efficacemente alle crisi aventi una rilevanza per la sicurezza che minacciano il funzionamento del sistema Schengen.

Con la valutazione intermedia dell’ISF-Frontiera Svizzera, il nostro Paese ossequia il proprio obbligo conformemente all’articolo 57 paragrafo 1 lettera a del Regolamento (UE) n. 514/2014 di presentare una relazione di valutazione intermedia sull’esecuzione delle azioni e sui progressi nel conseguimento degli obiettivi del programma nazionale. La valutazione intermedia verte sull’implementazione dell’ISF-Frontiere in Svizzera fino al 30 giugno 2017.


Prassi riguardante la disciplina del diritto di soggiorno delle vittime di violenza domestica (Postulato 15.3408 Feri)

Büro für Arbeits- und Sozialpolitische Studien BASS AG, Berna
Maggio 2016 – giugno 2017

Il postulato «Diritto di soggiorno delle vittime di violenza domestica» (15.3408), depositato dalla consigliera nazionale Yvonne Feri, incaricava il Consiglio federale di illustrare la prassi in materia di soggiorno applicata alle vittime di violenza. Per farsi un’idea dell’applicazione pratica della disposizione sui casi di rigore, la SEM ha quindi commissionato un’analisi esterna.

La prassi seguita nel regolamentare il soggiorno delle vittime straniere di violenza domestica si è dimostrata valida. L’introduzione della disposizione sui casi di rigore ha contribuito a meglio proteggere le vittime. Infatti, tra il 2011 e il 2015, la SEM ha accolto circa 520 domande di vittime di violenza domestica invocanti un caso di rigore. Il quadro normativo vigente tiene sufficientemente conto della loro situazione.

Il rapporto evidenzia che sono stati adottati i provvedimenti legali e organizzativi necessari e che i contatti, il coordinamento e la collaborazione tra gli attori coinvolti funzionano bene. Le vittime possono contare su adeguate offerte di sostegno, mentre gli specialisti del settore hanno la possibilità di formarsi e perfezionarsi. Anche il pubblico è informato e sensibilizzato.


Studio sulle ripercussioni a livello economico dell’associazione svizzera a Schengen

ECOPLAN, Berna
Novembre 2016 – maggio 2017

Nel postulato «Vantaggi economici conseguenti all'associazione a Schengen» (15.3896) il Consiglio federale è invitato a illustrare in un rapporto le ripercussioni economiche dell’associazione a Schengen. Nel quadro della stesura del rapporto, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha commissionato uno studio economico in collaborazione con la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e con l’Ufficio federale di giustizia (UFG). Sulla base di uno scenario di riferimento nel quale la Svizzera non è associata a Schengen, lo studio risponde ai quesiti seguenti: qual è l’importanza economica dell’associazione della Svizzera a Schengen? Quali vantaggi o inconvenienti ne conseguono, segnatamente per singoli settori quali ad esempio il turismo e il traffico?


Valutazione: progetto pilota consulenza religiosa per musulmani nei CRP

Centro svizzero islam e società (CSIS), Università di Friburgo
Luglio 2016 – dicembre 2017

Dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017 si è svolto nel quadro della fase di test di Zurigo un progetto pilota di consulenza religiosa per musulmani nei centri federali per l’asilo. Il progetto pilota è stato accompagnato da una valutazione svolta dal Centro svizzero islam e società (CSIS) dell’Università di Friburgo. In questo contesto sono stati valutati dati statistici riguardanti l’occupazione dei centri per l’asilo e, sulla base di un’osservazione dei partecipanti e di 49 interviste qualitative, sono state analizzate le attività e le interazioni dei tre consulenti religiosi musulmani coinvolti nel progetto pilota (per un grado di occupazione complessivo del 70%) nonché le possibilità di estendere questa prestazione ad altri centri federali per l’asilo.


Valutazione della qualità e dell’efficienza della consulenza svizzera in vista del ritorno ed elaborazione di standard qualitativi e basi uniformi per misurare l’efficienza

Fachhochschule Nordwestschweiz, Hochschule für Soziale Arbeit, Olten
Novembre 2016 – ottobre 2017

La consulenza per il ritorno persegue l’obiettivo di promuovere la partenza volontaria e controllata e di incoraggiare la partenza di persone che hanno diritto di beneficiare delle misure dell’aiuto al ritorno nello Stato d’origine o in uno Stato terzo. Al momento in Svizzera vi sono 24 consultori in materia di ritorno. Nella maggior parte dei Cantoni, i consultori sono gestiti dalle autorità cantonali, mentre alcuni Cantoni hanno demandato la consulenza per il ritorno a terzi. Nei Centri di registrazione e procedura della Confederazione, la consulenza per il ritorno è tuttora assicurata dall’OIM. A fronte di questo quadro eterogeneo, la SEM ha incaricato la Fachhochschule Nordwestschweiz (FHNW) di sviluppare criteri qualitativi e di efficienza uniformi che tengano conto delle di-vergenze esistenti e consentano di garantire la qualità nei singoli servizi.


Studio sui giovani stranieri di terza generazione residenti in Svizzera

Prof. dott. Philippe Wanner, Università di Ginevra
Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione (Università di Neuchâtel)
Ottobre 2016 – maggio 2017

La naturalizzazione agevolata dei giovani stranieri della terza generazione è stata accettata nella votazione del 12 febbraio 2017. Questi giovani, le cui famiglie vivono in Svizzera da generazioni e che sono ben integrati, devono poter acquisire più facilmente la cittadinanza svizzera, poiché la loro patria è la Svizzera.

Oggigiorno in Svizzera vivono 24 650 giovani stranieri della terza generazione che hanno tra i 9 e i 25 anni e soddisfano i criteri delle disposizioni legali fissate dal Parlamento. È il risultato a cui giunge uno studio del professor Philippe Wanner dell’Università di Ginevra, redatto su incarico della Segreteria di Stato della migrazione. Secondo lo studio, nei prossimi dieci anni una media annua di 2300 giovani stranieri della terza generazione raggiungerà l’età di nove anni. Al contempo, ogni anno un certo numero di persone supererà il limite dei 25 anni senza aver messo a frutto la possibilità di farsi naturalizzare in maniera agevolata. Lo studio si fonda sulle statistiche relative alla popolazione dell’Ufficio federale di statistica e sui dati dei registri degli abitanti.

La Segreteria di Stato della migrazione ha affidato al Forum svizzero per gli studi sulla migrazione e la popolazione (SFM) uno studio qualitativo sui giovani stranieri della terza generazione e sulla naturalizzazione. L’obiettivo della ricerca è quello di capire le ragioni per cui questi giovani non sono ancora diventati cittadini svizzeri, da un lato, e il loro atteggiamento nei riguardi della naturalizzazione agevolata, dall’altro. Dall’analisi esplorativa emergono tre posizioni diverse nei riguardi della naturalizzazione: alcuni intervistati escludono qualsiasi progetto di naturalizzazione, altri la prendono in considerazione ma per più tardi, altri infine auspicherebbero una naturalizzazione che tuttavia, per circostanze avverse, non possono raggiungere.


Sans-papiers in Svizzera: studio 2015

B,S,S. Volkswirtschaftliche Beratung AG, Basilea
Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione (Università di Neuchâtel)
Università di Ginevra
Ottobre 2014 – dicembre 2015

L’ultima stima del numero dei sans-papiers in Svizzera su incarico della Confederazione risale al 2005. A dieci anni da tale studio, la società B,S,S. Volkswirtschaftliche Beratung AG, in collaborazione con il Forum svizzero per gli studi sulla migrazione e la popolazione (SFM) e con l’Università di Ginevra, ha svolto su incarico della SEM una nuova analisi della situazione dei sans-papiers.

Stando al nuovo studio, in Svizzera vivono al momento circa 76 000 sans-papiers provenienti da Stati non membri dell’UE/AELS – nel 2005 le stime parlavano di 90 000 persone senza titolo di soggiorno. Poco meno di due terzi di queste persone sono giunte in Svizzera senza un documento di viaggio valido oppure per un soggiorno turistico. In entrambi i casi, circa un quinto delle persone non hanno lasciato regolarmente la Svizzera allo scadere di un permesso B o C oppure in seguito a una decisione negativa in materia d’asilo. Dallo studio emerge inoltre che il principale gruppo di sans-papiers è quello formato dai cittadini di Paesi dell’America centrale e dell’America latina, seguiti dai cittadini di Stati dell’est europeo.


Valutazione: Fasi di test relative alle misure di accelerazione nel settore dell’asilo

McKinsey&Company, Zurigo
Egger, Dreher & Partner AG, Berna
Interface Politikstudien Forschung Beratung, Lucerna
Centro svizzero di competenza per i diritti umani CSDU, università di Berna
Dicembre 2013 – febbraio 2016

Nel suo messaggio sul riassetto del settore dell’asilo del 3 settembre 2014 il Consiglio federale propone una serie di misure per accelerare le procedure d’asilo a fronte di una garanzia di equità e legalità e conseguire così risparmi sui costi a medio termine. L’efficacia della nuova procedura d’asilo cadenzata è testata nell’ambito di una fase pilota e a tale scopo la SEM ha aperto un nuovo centro di procedura a Zurigo nella Förrlibuckstrasse. La cosiddetta fase di test ha preso il via il 6 gennaio 2014 e durerà al massimo fino al 28 settembre 2019.

L’ordinanza sullo svolgimento delle fasi di test del 4 settembre 2013 prevede che la SEM proceda a una valutazione della fase di test per il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). La fase di test è stata sottoposta a tale valutazione da parte di quattro soggetti esterni incaricati dalla SEM. La valutazione esterna è pervenuta alla conclusione che la fase di test funziona regolar-mente e che il relativo modello gestionale è idoneo ad essere attuato in tutto il Paese.


Conseguenze della crisi dell’euro sull’immigrazione dall’UE in Svizzera

Büro für Arbeits- und Sozialpolitische Studien BASS AG, Berna
Ottobre 2013 – novembre 2015

Il Consiglio federale aveva commissionato lo studio all’allora Ufficio federale della migrazione (UFM, oggi Segreteria di Stato della migrazione SEM) nel quadro della decisione del 24 aprile 2013 di invocare e mantenere in applicazione la clausola di salvaguardia. Lo scopo era di raccogliere informazioni in merito all’impatto della crisi dell’euro sull’entità dell’immigrazione in Svizzera in provenienza dallo spazio UE/AELS. Si trattava, cioè, di valutare quante persone, negli ultimi anni, hanno preso tale opzione perché la crisi non consentiva più loro di garantire il proprio sostentamento e quello delle loro famiglie, oppure imponeva loro ingenti perdite in termini di livello di vita.

Riassumendo si può affermare che il fenomeno dell’immigrazione da Stati UE-17/AELS causata dalla crisi è, sì, una realtà, ma perlopiù limitata ai Paesi maggiormente colpiti dalla crisi, che erano i maggiori Paesi di provenienza dell’immigrazione in Svizzera già prima della crisi dell’euro (Portogallo, Spagna, Italia). Il fenomeno riguarda poche migliaia di persone per Paese, come emerge anche dall’influsso limitato sul numero di nuovi arrivi in Svizzera.


Valutazione: Fondo per le frontiere esterne 2011–2013

International Centre for Migration Policy Development ICMPD
Marzo 2015 – novembre 2015

Il Fondo per le frontiere esterne è uno dei quattro fondi istituiti dall’Unione europea, nel quadro del programma generale «Solidarietà e gestione dei flussi migratori», per il periodo 2007–2013. Era dotato di un credito globale di 1820 milioni di euro. Scopo del Fondo era la solidarietà finanziaria all’interno dello spazio Schengen. L’idea era di sostenere quegli Stati che, a causa della loro situazione geografica, dovevano farsi carico nel tempo di spese rilevanti per il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne Schengen nonché per l’attuazione della politica comune in materia di visti.

Nel quadro dell’associazione a Schengen, la Svizzera si è associata al Fondo sin dall’anno di programma 2010 (con effetto retroattivo dal 2009). Grazie al sostegno del Fondo ha realizzato nove misure, attuate da diversi servizi federali e Cantoni. Siccome la Svizzera è chiamata a svolgere compiti connessi alla tutela delle frontiere esterne unicamente presso gli aeroporti e le rappresentanze consolari in Stati terzi, le misure attuate dalla Svizzera nel quadro del Fondo per le frontiere esterne si sono concentrate in particolar modo sui settori della gestione delle frontiere e della procedura di rilascio dei visti.

La valutazione verteva sull’attuazione del programma da parte della Svizzera durante il periodo 2011–2013. L’obiettivo politico/strategico centrale della Svizzera nell’ambito dell’attuazione del Fondo – ossia adempiere i propri obblighi connessi alla normativa Schengen e provvedere a un impiego concludente dei crediti UE erogati dal Fondo – è stato raggiunto. Nel complesso, si può dire che l’attuazione delle misure realizzate grazie al Fondo è stata molto efficace. Il principale plusvalore della partecipazione svizzera al Fondo è stata la solidarietà dimostrata dal nostro Paese nei riguardi di altri Stati e il suo contributo alla ripartizione degli oneri connessi alla tutela delle frontiere esterne


Valutazione: partenariati svizzeri in materia di migrazione

Maastricht Graduate School of Governance (MGSoG)
Maggio 2014 – febbraio 2015

I partenariati in materia di migrazione sono uno strumento della cooperazione bilaterale in ambito migratorio tra la Svizzera e i suoi Stati partner. Sono nati nell’ambito di una riforma più generale che ha condotto a un approccio interdipartimentale («whole of government approach») alle attività inerenti a questioni migratorie. I partenariati in materia di migrazione racchiudono una serie di iniziative flessibili e modulabili che consentono di considerare sia gli interessi della Svizzera sia quelli degli Stati partner. I partenariati sono concepiti sul lungo periodo: l’idea è di proseguirli fintantoché ambo le parti ne traggono dei benefici, pertanto non è prevista una conclusione predefinita. Sinora la Svizzera ha concluso partenariati in materia di migrazione con Bosnia e Erzegovina, Kosovo, Serbia, Nigeria e Tunisia. A cinque anni dalla conclusione del primo partenariato, la presente valutazione, svolta in risposta a un intervento parlamentare (postulato 12.3858 Amarelle), consente di valutarne, secondo criteri moderni, i risultati e il potenziale di miglioramento.


Storia delle Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE)

Institut de Hautes Études Internationales et du Développement (IHEID), Ginevra
Marzo 2014 – dicembre 2014

Lo studio si china sulla storia delle «Liberation Tigers of Tamil Eelam» (LTTE, note anche come Tamil Tigers), dalla loro fondazione nel 1976 al loro declino nel 2009. Mette in luce aspetti sia politici sia militari della guerra civile nello Sri Lanka.


Studio politico-geografico sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014

Centro di ricerca sotomo presso l’Istituto geografico UZH, Zurigo
Aprile – dicembre 2014

L’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» è stata accettata il 9 febbraio 2014 dal 50,3 per cento dei votanti e da 14,5 Cantoni. Il Consiglio federale ha quindi incaricato il DFGP di analizzare approfonditamente i motivi di questa decisione e lo studio vero e proprio è stato affidato all’istituto di ricerca Sotomo.

Lo studio conferma i risultati dell’analisi VOX, condotta immediatamente dopo le votazioni, secondo cui la decisione espressa con il voto del 9 febbraio è stata fortemente influenzata dall’orientamento politico dei singoli votanti.


La popolazione della Bosnia e Erzegovina in Svizzera

Forum svizzero per gli studi sulla migrazione e la popolazione (Università di Neuchâtel)
Ottobre 2014

Migranti provenienti dalla Bosnia e Erzegovina vivono in Svizzera dagli anni Sessanta. Fino agli anni Novanta erano considerati lavoratori iugoslavi. La maggior parte delle persone provenienti dalla Bosnia e Erzegovina è però giunta in Svizzera sulla scia delle ondate di migrazione economica degli anni Ottanta o come rifugiati politici alla fine del sanguinoso conflitto bosniaco (1992-1995). Il presente studio analizza la storia migratoria di queste persone, la loro situazione demografica ed economica, la loro integrazione socioculturale in Svizzera e le loro relazioni transnazionali. L’obiettivo è acquisire una visione d’insieme della popolazione proveniente dalla Bosnia e Erzegovina focalizzando l’attenzione sul potenziale per un’integrazione armoniosa nella società svizzera e per lo sviluppo socioeconomico nel Paese di provenienza.


Studio longitudinale sullo stress perinatale delle donne migranti allofone

Unità di psicologia clinica interculturale, Università di Ginevra
Arcades des sages-femmes, Ginevra
Appartenances-Genève
Gennaio 2013 – luglio 2014

Esistono pochi studi sulla depressione e le complicanze perinatali tra le migranti in Svizzera, che tengano conto in maniera prospettiva dello stato psicologico delle donne dal pre- al post-parto. La presente ricerca valuta la prevalenza dello stress perinatale in seno a una popolazione di migranti allofone iscritte a un programma di preparazione alla nascita con interprete a Ginevra. Considera diversi pattern di evoluzione favorevole e sfavorevole dello stress perinatale e individua i fattori psicosociali associati a un livello di stress elevato o al verificarsi di complicanze perinatali.


Scenari per una limitazione dell’immigrazione

B,S,S. Volkswirtschaftliche Beratung, Basilea
Giugno 2014

Il 9 febbraio 2014 la maggioranza del popolo svizzero ha approvato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Conformemente al nuovo art. 121a «Regolazione dell’immigrazione» della Costituzione federale, «il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali.» Si tratta ora di stabilire su quale base attribuire i contingenti.

Lo studio presenta diversi scenari e criteri possibili per l’attribuzione dei contingenti. Sono presentate cinque varianti per ogni scenario, ciascuna con un diverso numero di contingenti disponibili. Calcoli di simulazione illustrano le conseguenze di ogni variante.


Tasso d’occupazione dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente sul mercato del lavoro svizzero

KEK-CDC Consultants, Zurigo e B,S,S. Volkswirtschaftliche Beratung, Basilea
Gennaio 2012 – aprile 2014

L’UFM ha commissionato uno studio che analizza da un punto di vista storico il tasso d’occupazione dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente. Lo studio verte su un’analisi quantitativa e qualitativa (risultati di interviste e workshop con rappresentanti dei datori di lavoro). Per l’analisi quantitativa è stata predisposta una nuova serie di dati risultante dalla riunione di dati del SIMIC e dell’AVS. Su tale base è stato possibile monitorare per la prima volta l’evoluzione sull’arco di dieci anni dell’integrazione professionale sul mercato del lavoro svizzero delle persone ammesse provvisoriamente e dei rifugiati riconosciuti, come anche delle persone che beneficiano della disciplina applicabile ai casi di rigore.

Dallo studio emerge che il tasso d’occupazione dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente è nettamente aumentato nel corso dei dieci anni in esame. Lo studio fornisce altresì possibili spiegazioni per i tassi riscontrati e formula conclusioni e raccomandazioni d’intervento per migliorare l’integrazione sul mercato del lavoro delle persone ammesse provvisoriamente e dei rifugiati.


Diaspora maghrebina in Svizzera

Forum svizzero per lo studio della migrazione e della popolazione, università di Neuchâtel
Dicembre 2011 – giugno 2014

Da qualche anno la Svizzera accoglie un numero crescente d’immigrati provenienti da Marocco, Algeria e Tunisia. La diaspora maghrebina in Svizzera consta di circa 17 800 persone e rappresenta quasi un quarto della popolazione africana immigrata in Svizzera e l’1 per cento della popolazione residente permanente straniera nel nostro paese. Si sa poco circa la composizione sociale e il grado d’integrazione di questa fetta della popolazione. Lo studio dovrà fornire informazioni di base sulla regione d’origine, sulla diaspora maghrebina in Svizzera, sull’integrazione sociale ed economica che la caratterizza e sulla vita sociale e culturale dei suoi rappresentanti.


 
Archivio progetti conclusi fino al 2013

Ultima modifica 11.09.2021

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